Regole fondamentali su come aiutare i bambini a socializzare

La problematica principale che blocca la socializzazione secondaria nei bambini è la poca autostima che potrebbero avere in se stessi, la quale comporta problemi di incomprensione, rifiuto e di timidezza. I genitori giocano un ruolo determinante nella formazione di una valutazione positiva delle capacità del proprio bambino, che può accrescere lodando le sue abilità e facendogli notare e capire le conseguenze di un suo possibile errore.

Un aiuto fondamentale per l’ncremento della socializzazione è la condivisione, che risulta essere difficile da applicare in età infantile, considerando lo strettissimo legame che il bambino instaura con i suoi oggetti. Tale ostacolo può essere facilmente aggirato con dei piccoli esercizi da svolgere a casa: chiedendo ad esempio al bambino di prestare il proprio giocattolo alla sorella o al fratello, oppure chiedendogli di condividere le merendine, facendogli notare come questi piccoli gesti possano essere piacevoli e gratificanti. In caso in cui il bambino sia figlio unico tali esercizi possono essere svolti con i genitori stessi.

La collaborazione è l’altro elemento chiave, da sollecitare tramite alcune attività come: la preparazione della tavola, l’organizzazione del proprio zainetto, ecc. Tutte piccole e semplici attività,dunque, da svolgere anche con i genitori, che dovranno inoltre ricordare al bambino di ringraziare sempre al termine della cooperazione svolta.

Un ulteriore aiuto alla relazione è la presentazione, ossia insegnare al piccolo frasi come: «Ciao, io mi chiamo […]. Vuoi giocare con me?», ciò lo aiuterà a sentirsi più sicuro e a sapersi relazionare in luoghi pubblici.

Altri consigli:
Se il bambino ha difficoltà a relazionarsi è fondamentale non forzarlo in tale approccio dato che ognuno ha i suoi tempi ed alcuni infanti possono risultare essere più timidi d’altri.

Spiegargli che lui (o lei) non deve necessariamente trovare simpatici tutti, ma che la gentilezza e l’educazione sono elementi sempre necessari, insegnandogli così la distinzione tra sentimenti ed il comportamento.

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